Il porto, il lavoro e i suoi lavoratori

May 10, 2013 by  
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Il porto, il lavoro e i suoi lavoratori

A Genova è difficile trovare una famiglia che non abbia al suo interno un lavoratore portuale; come potrebbe essere differente dato che la città nasce dal suo Porto? Genova, porta sul mediterraneo, lo avevano già capito i Romani che volevano a tutti i costi espugnare la città marinara, ma dovettero poi cedere alla durezza e anche rozzezza della popolazione autoctona.

Ieri il Porto si è fermato, lo abbiamo visto in piazza Matteotti, lo abbiamo sentito, per fortuna riuscendo a far parlare i lavoratori dal microfono non senza difficoltà, mettendo a dura prova gli animi già abbastanza sofferenti, ma dignitosamente coerenti. Ecco, la riprova dell’assenza della città tutta, quella che giornalmente calca il selciato di Piazza De Ferrari e giornalmente spende per mangiare, era tangibile. Diciamoci la verità, la città, le persone, i negozianti, gli studenti non c’erano. Ecco che ritorna allora, ancora più tangibile la distanza tra istituzioni e abitanti; tra istituzioni e vita quotidiana.

Non sono mai stato un seguace degli autonomi, o di chi si sente, rubando una frase al nostro De Andrè, “Come Gesù nel tempio” ma ieri chi era presente al lutto cittadino in Piazza Matteotti ha sentito e visto una realtà che vive di Porto, che vive nel Porto e che sono il “Collettivo Autonomo Portuali”. Compagni, lavoratori che tutti i santi giorni calcano le banchine del Porto e cercano di attuare ciò che si è perso negli anni e cioè mutualità e socializzazione del lavoro e soprattutto della lotta. Ieri mattina le Istituzioni hanno sbagliato, hanno sbagliato a non voler dare la parola a chi in Porto lavora; hanno sbagliato anche quelli che contestavano il Parroco cappellano che è intervenuto in Piazza a commemorare i morti sul lavoro, ma l’errore più grosso è stato commesso dalle istituzioni che in momenti così gravi hanno il dovere di ascoltare e mettersi a disposizione dei lavoratori e di chi il Porto lo vive tutti i giorni sulla propria pelle.

Il Collettivo ha letto un documento condivisibile, direi un documento di chiarezza non emendabile e soprattutto di onestà lavorativa e umana. Le banchine del Porto di Genova sono ormai privatizzate per buona parte dell’estensione e mancano spesso di reale tutela della sicurezza. Girando per il Porto vedrete “Rizzare” cioè legare insieme i contenitori, lanciando i piedini da un contenitore all’altro con il forte rischio di prendersi, nella migliore delle ipotesi, un kilo e mezzo di ferro sulla testa. Tralasciando naturalmente tutti i lavori in stiva, a bordo e anche sulla banchina.

Quando si parla di lavori specializzati facciamo parlare chi realmente se ne occupa, lasciamo indietro per un momento l’istituzione in quanto tale e mettiamo a disposizione della politica lo strumento cardine per il processo della democratizzazione del lavoro e cioè il Lavoratore. Riprendiamoci lo strumento della discussione e imponiamolo a chi ha le verità in tasca, riportiamo il lavoro dignitoso e sicuro nella discussione di oggi per il domani e cerchiamo dove possibile di tenere uniti i lavoratori e la città.

Ieri si sono visti tanti lavoratori, tanti portuali e pochissimi studenti e praticamente assente la città: mettiamoci al lavoro per ricostruire un tessuto connettivo tra tutti questi soggetti che formano le basi sulle quali ricostruire la nuova mutualità per il lavoro e per i diritti.

Gian Luca Lombardi
Membro del Comitato Politico Nazionale PRC

tragedia porto genova

May 10, 2013 by  
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COMUNICATO STAMPA

Una tragedia immensa che falcia vite di lavoratori. Nuovamente il Porto di Genova è vittima e allo stesso tempo complice di altri morti sul lavoro. Non possiamo restare fermi, tantomeno possiamo sperare che l’attuale Governo decida riforme adeguate al mondo del lavoro portuale o altro.

Anziché portare avanti una costante politica di privatizzazione delle banchine, oggi è necessario curarsi che il Porto funzioni bene e soprattutto occuparsi della città che lo  ospita in questo abbraccio materno.

Essere Comunisti

Area Politica di Rifondazione Comunista

GENOVA – FERRERO (PRC): «DOLORE E SGOMENTO PER LA MORTE DEI SETTE LAVORATORI DEL PORTO. SI FACCIA SUBITO PIENA LUCE SULL’ACCADUTO»

May 8, 2013 by  
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COMUNICATO STAMPA

 

GENOVA – FERRERO (PRC): «DOLORE E SGOMENTO PER LA MORTE DEI SETTE LAVORATORI DEL PORTO. SI FACCIA SUBITO PIENA LUCE SULL’ACCADUTO»

 

 

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, ha dichiarato:

«Rifondazione Comunista esprime il più profondo dolore e sgomento per l’incredibile tragedia di ieri notte accaduta nel porto di Genova. In queste ore di grande lutto per la città di Genova, esprimiamo la più profonda vicinanza alle famiglie delle vittime, auspicando che venga fatta al più presto piena luce su una vicenda ancora troppo oscura, che coinvolge per l’ennesima volta una nave Jolly della compagnia Messina, già nota per numerosi altri tristi casi del passato. Quello che sappiamo per certo è che troppo spesso la sicurezza dei lavoratori, in ogni settore lavorativo, è lasciata per ultima in ordine di priorità. Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e renda a tutti la verità più assoluta, augurandoci che uno scempio simile non debba mai più accadere in nessun porto d’Italia».

 

8 maggio 2013

Tragedia di Genova “Dolore e sgomento per la morte dei sette lavoratori del porto. Si faccia subito piena luce sull’accaduto”

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La federazione Prc del Tigullio/Golfo Paradiso  esprime il più profondo dolore e sgomento per l’incredibile tragedia di ieri notte accaduta nel porto di Genova al molo Giano.

Si parla per ora di sette morti, tra cui uno di Rapallo. Sette persone, sette lavoratori che hanno perso la vita in un incidente assurdo, un’ennesima strage nel mondo del lavoro.

In queste ore di grande lutto per la città di Genova e non solo, esprimiamo la più profonda vicinanza alle famiglie delle vittime, auspicando che venga fatta al più presto piena luce su una vicenda ancora troppo oscura, che coinvolge per l’ennesima volta una nave Jolly della compagnia Messina, già nota per numerosi altri tristi casi del passato.

Quello che sappiamo per certo è che troppo spesso la sicurezza dei lavoratori, in ogni settore lavorativo, è lasciata per ultima in ordine di priorità.

Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo corso e renda a tutti la verità più assoluta, augurandoci che uno scempio simile non debba mai più accadere in nessun porto d’Italia.

Rifondazione Comunista, federazione del Tigullio / Golfo Paradiso