TAV – FERRERO (PRC-FDS): «VERGOGNOSA REPRESSIONE E CRIMINALIZZAZIONE DEL MOVIMENTO PER COPRIRE LO SPERPERO DI DANARO PUBBLICO»

November 29, 2012 by  
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COMUNICATO STAMPA

 

TAV – FERRERO (PRC-FDS): «VERGOGNOSA REPRESSIONE E CRIMINALIZZAZIONE DEL MOVIMENTO PER COPRIRE LO SPERPERO DI DANARO PUBBLICO»

 

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS, dichiara:

 

«Gli arresti, i sequestri e gli smantellamenti dei presidi No Tav di stamattina sono l’ennesimo episodio di repressione e criminalizzazione del movimento No Tav. Prosegue intanto la militarizzazione della valle come prosegue lo sperpero di denaro pubblico con lavori tanto inutili quanto dannosi. È vergognoso che mentre si demolisce la sanità pubblica per mancanza di soldi in Val di Susa come sul Ponte sullo stretto si sprechi il danaro dei cittadini, cercando di coprire il malaffare trasformando tutto in una questione di ordine pubblico. Colgo quindi l’occasione per ribadire la piena solidarietà e il pieno appoggio mio e di Rifondazione Comunista al Movimento NO TAV».

 

29 novembre 2012

dall’Aquila alla Tav

March 11, 2012 by  
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Il centro-storico de L’Aquila cade a pezzi, senza che l’Europa si scandalizzi:
http://www.corriere.it/cronache/12_marzo_07/Aquila-tre-anni-dopo_8e7afcdc-681d-11e1-864f-609f02e90fa8.shtml

http://imboscati.com/blog/wp-content/uploads/2012/03/aquila2.jpg
Visita la città fantasma nell’aprile 2011 (da allora niente è cambiato):
http://www.youtube.com/watch?v=hmFA-3HbC4k&feature=player_embedded


Quella contro il Tav è una battaglia-simbolo per un sistema di sviluppo diverso, la stessa di c
hi si oppone a una riforma del lavoro che ci vuole ancora più flessibili e meno tutelati: chi si batte contro le Grandi Opere e per i beni comuni immagina un mondo diverso. La nostra classe politica, invece, non ha alcun progetto se non quello di restare a galla: isolati e precari sono loro, come noi che non ci sentiamo più rappresentati.Tav, Napolitano a Torino. Moretti: "Avanti col tracciato"

Un presidente blindato
di Marco Revelli

 
Mi ha fatto male, sinceramente, vedere il Presidente Napolitano a Torino, così blindato dentro e fuori. Senza la solita cornice di folla, in una piazza circondata da uno sproporzionato schieramento di polizia. Chiuso nel suo no al dialogo con i sindaci ribelli della Val di Susa (che pur rimangono l’espressione principe della rappresentanza popolare sul territorio) in nome di un indiscutibile ma fuori luogo nell’occasione «rifiuto della violenza», e tuttavia fotografato in Piazza Castello con alla destra il Governatore del Piemonte, considerato tra gli uomini della Lega più vicini al “capo” che appena il giorno prima aveva minacciato la vita del Presidente del Consiglio a nome di «tutto il nord» (sic!).
Considero quel rifiuto un atto politicamente miope, umanamente ingeneroso, culturalmente incomprensibile. Un gesto simbolico che non aiuta nella difficile soluzione del problema, confermando l’immagine sempre più diffusa di una crescente distanza, per usare un eufemismo, tra istituzioni e popolo. Di un’incapacità di ascolto fattasi ormai programmatica, e di un’autoreferenzialita irriducibile, tetragona, del ceto politico (anche ai rari livelli di eccellenza) paragonabile per certi versi a quella delle corti di ancien regime alla vigilia delle rivoluzioni moderne.
Eppure un minimo non dico di umiltà (difficile chiedere oggi umiltà a un politico di professione) ma di equanimità, imporrebbe di tributare alcuni significativi riconoscimenti alla gente della Val di Susa che si è opposta in questi ultimi vent’anni all’ Alta Velocità. Per esempio oggi tutti riconoscono l’assurdità e l’insostenibilità economica e ambientale del primo progetto (quello che, sulla sinistra orografica della Valle, avrebbe dovuto forare, tra l’altro, il monte Musiné pieno di amianto e veleni con un costo complessivo di quasi 25 miliardi di euro). Quasi nessuno ricorda, però, che se quel progetto sconsiderato è stato fermato lo si deve ai “fatti di Venaus”, dell’inverno 2005. E a quel gruppo di anziani montanari valsusini, picchiati a sangue, una notte, da un manipolo di agenti armati di ruspe e manganelli. Solo dopo quell’evento nacque l’oggi tanto celebrato Osservatorio, che almeno nella sua prima fase ha tentato di ricucire un dialogo. Allo stesso modo nessuno, in alto, riconosce che il “secondo progetto” (partorito da quell’Osservatorio dopo l’epurazione della componente critica), oggi abbandonato per la sua conclamata insostenibilità finanziaria, era stato osteggiato, per quell’esatta ragione, proprio da quei comitati e quei sindaci che oggi si vuol far passare per visionari e prevenuti. Perché non dare loro, ora, un qualche credito quando sollevano obiezioni anche al terzo progetto, il cosiddetto low cost, visto che sui primi due ci avevano azzeccato? Perché non ascoltare almeno le loro osservazioni? Tanto più che intorno ai primi due progetti, oggi giustamente abbandonati, si erano schierati a suo tempo, entusiasticamente e come un sol uomo, tutti i decisori pubblici di allora – presidente della regione, sindaco di Torino, capo della provincia -, mai sfiorati da nessun dubbio. Pronti a «tirare dritto per la loro strada, anche se la strada non c’e», come recita una brutta pubblicità automobilistica.
Aggiungiamo ancora che la promessa, avanzata ieri, di attivare forme di controllo sistematico contro le infiltrazioni mafiose nei cantieri e negli appalti delle Grandi opere, arriva solo dopo la settimana di passione della Valle. Nessuno (nessuno!) dei tanti politici e amministratori fautori della retorica della legalità aveva mosso un solo passo concreto in questa direzione. C’e voluta la tragedia di Luca Abbà per arrivare a questo doveroso (anche se tardivo) provvedimento, per ripristinare un minimo di legalità nella jungla degli appalti sponsorizzati dalla politica.Per questo il “gran rifiuto” di Torino suona così ingeneroso. E inopportuno, io credo, anche dal punto di vista di un freddo realismo politico. Il TAV non può essere ridotto a questione di ordine pubblico, come va ripetendo ormai fino alla noia chiunque abbia un minimo di buon senso. Su quel terreno il problema non ha soluzione: vent’anni di cantieri in un territorio militarizzato sono un incubo che nessuno può accettare. E dunque quei sindaci “diversi”, che tuttavia condividono un comune sentire con i loro amministrati, sono una risorsa da non sprecare. Restano un sia pur tenue canale di comunicazione tra alto e basso. Non possono essere tenuti fuori dalla porta. Se non con un cavalierato (come meriterebbero) per lo meno con un’udienza devono pur essere riconosciuti.
il manifesto, 8 marzo 2012
– – –
http://www.notav.info/wp-content/uploads/BancoOrtoDelSole.jpg
Luca Abbà con i prodotti della sua terra al mercato di Chiomonte

TAV, I CONFINI DEL PROGRESSO E GLI AFFARI DELLE MAFIE
di Salvatore Settis
Le mani della ‘ndrangheta sui cantieri Tav: la denuncia di Roberto Saviano è un grido d´allarme che costringe a ricondurre sul piano suo proprio, quello degli affari, ogni discorso sull´alta velocità. Gli affari sporchissimi (delle mafie) e quelli, si suppone puliti, delle imprese e delle banche. Ma che vi siano fra gli uni e gli altri intrecci e convergenze di interessi non occorre dimostrare. La storia del riciclaggio di denaro sporco di tutte le mafie, in Italia e fuori, semplicemente non esisterebbe, se non si fosse trovata ogni volta l´impresa “pulita” ma disponibile a trasformare capitali sporchi in condominii, alberghi, autostrade.
Lo scontro pro e contro il progetto Tav in Val di Susa (ma anche altrove, come nel “passante” di Firenze) non si deve svolgere dunque solo sulla fattibilità dei percorsi o i volumi del traffico. Altrettanto importante è chi partecipa agli appalti, e se quel che intende guadagnare corrisponde alla legalità e al pubblico interesse. Ha troppa fretta chi considera i paladini pro-Tav come moderni alfieri dello Sviluppo, bollando i loro oppositori come arcaici cultori del Ristagno. Il volume degli affari qui in ballo (compresi quelli delle mafie) è tale che sulla stessa parola “sviluppo” pesa un gigantesco equivoco. Per sviluppo, infatti, dovremmo intendere il beneficio che deriverà al Paese e ai cittadini da una “grande opera” dopo che sia stata eseguita e sia entrata in funzione. Sempre più spesso, invece, si tende a considerare “sviluppo” l´opera stessa, la mera mobilitazione di banche e imprese, capitali (pubblici) e manodopera. Sterile progetto, se la “grande opera” si rivelasse inutile o producesse guasti ambientali e sociali.
La linea Tav già realizzata fra Bologna e Firenze è certo un vantaggio per chi la usa, ma ha provocato la morte di 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti, inquinando con sostanze tossiche 24 corsi d´acqua. I responsabili delle imprese, condannati per disastro ambientale dal Tribunale di Firenze, sono stati poi assolti in appello: insomma, la strage ambientale c´è stata, ma nessuno è colpevole. Era possibile evitare lo scempio? Secondo Il Sole-24 ore, il costo per chilometro delle linee Tav in Italia è il quadruplo che in Francia: quanto di questo enorme divario si poteva spendere per salvare agricoltura e ambiente? Quanto, invece, hanno incassato le imprese interessate, e come lo stanno reinvestendo? Quale sviluppo, e a vantaggio di chi, hanno innescato quegli utili, mentre si devastavano valli e fiumi? Il loro reinvestimento sta contribuendo a risolvere la crisi senza dirottarne il costo sui più deboli e più giovani?
Tramontata ogni ipotesi di project financing sui progetti Tav, la Corte dei conti ha osservato che l´assenza di «una realistica analisi dinamica della copertura economica», ha provocato «un onere rilevantissimo per la finanza pubblica», a causa di «specifici comportamenti del management delle società in questione», nella «penombra che ha circondato importanti negoziazioni», con «decisioni irrazionali o immotivate» che hanno «inciso direttamente o indirettamente sul patrimonio pubblico». Nonostante questo, si è tirato diritto, sulla base di una «connotazione chiaramente apodittica». Anche in Val di Susa, pur senza un´attendibile analisi costi-benefici, la Tav è considerato ineluttabile. Ma il progetto ha oltre vent´anni, le previsioni di traffico su cui si basava si sono rivelate erronee e hanno obbligato a destinarlo principalmente al traffico merci, la condivisione dei costi con la Francia è svantaggiosa. Eppure su questi ed altri motivi di perplessità, a quel che pare, è vietato discutere. Si parla, per un futuro più o meno remoto, di consultazioni con le popolazioni del luogo: un obbligo della convenzione di Aarhus, ratificata dall´Italia nel 2001 ma finora disattesa. Ma più che alle convenzioni internazionali si dà peso agli impegni con le imprese, a costo di darvi corso manu militari.
In un racconto di Mario Soldati, Il berretto di cuoio (1967), il protagonista, Aduo, è «lo scemo del villaggio», che però «non era affatto uno scemo», era anzi «aperto, simpaticissimo, intelligente». Ma non lavorava, non aveva un mestiere; un caso, dicevano i medici, «di sviluppo arrestato». Finché, affascinato dal cantiere dell´autostrada Torino-Piacenza, scatta la scintilla: assunto come guardiano, «lavorò per dieci», senza limiti di tempo, dall´alba a notte fonda»; sempre «scrutando con rapide occhiate» i lavori dell´autostrada, felice e attonito, con «lo sguardo che avrebbe potuto avere un assoluto responsabile, unico appaltatore, unico progettista, unico azionista dell´autostrada». Quando l´autostrada è finita, il tracollo: Aduo non può vivere senza, non mangia e non beve, viene ricoverato. Una specie di “complesso di Aduo” sembra aver preso alla gola troppi italiani, che non sanno immaginare altro sviluppo che la cementificazione del suolo. Distraendoci da altri investimenti più lungimiranti e produttivi, questo modello di crescita alla cieca è, come quello di Aduo, uno “sviluppo arrestato” che inceppa il Paese.
Una risposta autoritaria non è accettabile. È necessaria una discussione aperta e radicale, tanto più in tempi di contenimento della spesa pubblica. È giusto spendere per la Tav, quando sono allo sfascio ferrovie minori e treni notturni, anche internazionali? Non sarebbe meglio potenziare le strutture esistenti, a cominciare dalla cintura ferroviaria di Torino? È meglio costruire nuove grandi opere o arrestare il degrado dei servizi sociali e della scuola? Viene prima la difesa del paesaggio, dell´agricoltura e dell´ambiente o la (presunta) convenienza economica della Tav? Unica bussola per rispondere a queste domande, la Costituzione consacra la tutela del paesaggio e dell´ambiente: «La primarietà del valore estetico-culturale», anzi, non può essere «subordinata ad altri valori, ivi compresi quelli economici», e pertanto dev´essere «capace di influire profondamente sull´ordine economico-sociale» (Corte Costituzionale, 151/1986). I portatori (sani?) del “complesso di Aduo” dicono il contrario: che le ragioni economiche sovrastano i principi del bene comune. Un “governo tecnico” dovrebbe avere la forza di aprire sul tema un vero tavolo di confronto. Parlare di “campagne d´informazione” a una direzione, il cui esito si dia per scontato, non ha nulla di “tecnico”. Sarebbe un gesto politico: e non è di questa politica che il Paese ha bisogno.
La Repubblica, 8 marzo 2012


da Ass. culturale Artiglio
San Giuliano Terme (PI)

Video presenti in questa mail

9 Marzo, Landini risponde al PD

March 7, 2012 by  
Filed under dall'Italia, informazione, politica

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“Abbiamo invitato e gli abbiamo chiesto di poter parlare alla nostra manifestazione il presidente della Comunita’ montana della Val Susa, che e’ iscritto al Pd ed e’ stato sindaco di Susa”. A parlare e’ Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, nella conferenza di presentazione della manifestazione dei metalmeccanici, indetta per venerdi’ a Roma…

Il Pd, vista la presenza di movimenti ‘no Tav’, ha scelto di non partecipare. Il riferimento di Landini e’ al presidente Sandro Plano, che appunto sara’ a Roma per la manifestazione e che, continua Landini, “e’ stato eletto da altri sindaci come presidente della comunita’ Montana. Quindi e’ una figura istituzionale, che mi ha invitato in qualita’ di segretario alla manifestazione di sabato del popolo della Val di Susa e cui mi hanno chiesto di fare intervento. Facciamo parlare anche uno del movimento dell’acqua- dice ancora il numero 1 di Fiom- Non riesco a capire… Ma se si vuole usare in modo non corretto la nostra manifestazione, non lo permettiamo: nel far parlare i ‘no Tav’, non cambia di significato: c’e’ una violazione dei diritti della Fiat, e’ stato cancellato il contratto nazionale lavoro”. La Fiom, continua Landini, “non e’ d’accordo con le grandi opere, e non lo e’ da ieri ma da un po’ di anni”.

“Il documento votato dalla Fiom al congresso del 2010, impegnava il sindacato a sostenere movimenti contro il nucleare, contro la privatizzazione dell’acqua, contro la Tav e contro il ponte sullo Stretto di Messina. Siccome tanti esponenti sono venuti con noi in piazza il 16 di ottobre, non e’ che noi abbiamo cambiato idea, l’abbiamo sempre detto e sempre fatto. Siamo stati anche tra i promotori del referendum contro il nucleare e la privatizzazione dell’acqua”. Landini ha poi detto di “rispettare le decisioni” degli altri ma che “si assumeranno le proprie responsabilita'”. La Fiom di fatto ha proclamato lo sciopero “partendo dalla necessita’ di difendere i diritti delle persone che rappresentiamo e di riconquistare un contratto. Pensiamo che questo sia un tema che ha un significato generale”. Landini, infine, trova “singolare che si consideri pericoloso estremista il presidente della Comunita’ montana della Val di Susa: e’ una figura istituzionale”.

Mercoledì 7 Marzo 2012

Ferrero scrive a Monti

March 2, 2012 by  
Filed under dall'Italia, in primo piano, politica, società

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Egregio Presidente,

in qualità di segretario di una forza politica non presente in Parlamento e non essendo il Parlamento attuale rappresentativo delle effettive posizioni politiche presenti nel paese, mi rivolgo a Lei attraverso la forma un po’ inusuale della lettera aperta.

Il motivo della missiva è quello di avanzare una proposta rivolta a Lei ed a tutto il Consiglio dei Ministri che oggi pomeriggio si riunirà per discutere del Tav in Val di Susa.

La proposta che le avanzo è semplice: il governo decida la sospensione immediata dei lavori al fine di poter determinare un pubblico confronto sulle motivazioni che stanno alla base dell’opera e sulla valutazione costi-benefici della stessa. Ovviamente questo confronto deve essere pubblico e tecnico: gli italiani hanno il diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi e se l’opera è espressione di una utilità pubblica o unicamente di interessi privati, anche se molto potenti. Un confronto tecnico che un governo che si definisce tecnico non dovrebbe aver difficoltà ad accettare.

Avanzo questa proposta perché questo confronto non è mai avvenuto: in tutti questi anni gli organi statali o parastatali hanno semplicemente discusso di come fare il TAV in Val di Susa, mai se farlo. La discussione non è mai stata finalizzata ad assumere la decisione ma solo a come motivarla, nonostante il forte calo del trasporto merci e passeggeri tra Italia e Francia renda palesemente inutile quest’opera faraonica. Confido sul fatto che, avendo il passato governo deciso di porre fino allo spreco di danaro pubblico legato alle realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, il Suo governo voglia porre fine allo spreco di denaro pubblico che si sta realizzando in Val di Susa.

In attesa di un Suo positivo riscontro.

3 marzo – ore 15 – Sestri L.

March 2, 2012 by  
Filed under appuntamenti, del territorio

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La gravissima sospensione dei minimi diritti democratici in Valsusa richiede la massima mobilitazione di tutti noi.

Occorre continuare a tenere alta la mobilitazione democratica chiedendo con forza l’interruzione dei lavori e la sospensione della repressione in atto.

Per questo il Comitato fa proprio e rilancia sul nostro il territorio l’appello alla mobilitazione promosso dall’assemblea NO TAV di Bussoleno di ieri sera.

Invitiamo pertanto tutte/i le compagne e compagni ad essere presenti al presidio di sabato 3 marzo alle ore 15.00 in piazza Matteotti a Sestri Levante.

1/03/2012

March 1, 2012 by  
Filed under contro la crisi

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LA TAV NON SI PUO’ FARE

March 1, 2012 by  
Filed under ambiente, politica, video

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IN CLAREA DURANTE LO SGOMBERO

February 29, 2012 by  
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 IL COMUNICATO SCRITTO DA CHI ERA IN CLAREA DURANTE LO SGOMBERO

Era nell’aria da giorni.
E stamattina, pochi minuti dopo le otto è arrivata la logica
prosecuzione delle mire espansionistiche dei cantieri del TAV nella val
Susa. Ci siamo trovati in pochi in baita circondati da centinaia di
poliziotti in tenuta antisommossa, che affollavano la val Clarea. La
situazione sembrava apparentemente sotto il controllo delle guardie,
quando inaspettatamente Luca, un attivista del movimento è riuscito ad
eludere i controlli salendo sul traliccio dell’alta tensione vicino alla
baita. Uno dei due agenti che lo rincorrevano, è salito immediatamente,
con una fretta inusuale, sconsiderata e senza nessuna messa in sicurezza
sul traliccio, mentre noi siamo tenuti a distanza, isolati di fronte
alla porta della baita. In quel momento Luca in diretta con radio
Blackout manifesta esplicitamente ed in modo incontrovertibile la sua
intenzione di resistere allo sgombero. Preoccupati per il frettoloso
inseguimento verticale a cui veniva sottoposto Luca, gridavamo alle
forze dell’ordine di fermarsi. La risposta è stata: “Non vi preoccupate,
siamo professionisti”.
Pochi secondi dopo, Luca costretto a salire più in alto, per sfuggire
all’agente che lo insegue, viene folgorato da una scarica elettrica da
50.000 volt. Il suo corpo privo di sensi precipita al suolo da oltre 10
metri. Risuona nella mente il “morto” annunciato nei discorsi del capo
della polizia Manganelli, e dell’ex ministro dell’interno Roberto
Maroni. Mentre a noi, scioccati dall’episodio veniva impedito di
avvicinarci, il tempo passava senza che a Luca fossero prestate le prime
cure. Solo dopo oltre mezz’ora è arrivata l’ambulanza. Nonostante vi
fosse una persona in grave pericolo di vita, ferita per terra, i lavori
per l’allargamento del cantiere procedevano ininterrotti, dimostrazione
evidente di quali siano le priorità dei rappresentanti dello stato e
degli operai presenti sul posto: la TAV prima della vita umana.
Nonostante le nostre insistenze parecchio tempo è trascorso prima che ad
uno di noi venisse dato il permesso di avvicinarsi a Luca che dopo oltre
un’ora veniva finalmente trasportato in elicottero all’ospedale.
Scriviamo questo comunicato per informare su quanto accaduto realmente
durante lo sgombero della baita Clarea, smentendo così le false
ricostruzioni partorite dai media di regime insieme a tutte le voci che
stanno girando in questi giorni. Non ci sono state trattative da parte
nostra con le guardie per far scendere Luca, non sono stati usati
lacrimogeni, nessuna corda di sicurezza era stata fissata dall’agente
che seguiva Luca sul traliccio, non vi è stato nessun barricamento
collettivo all’interno della baita. Solo nel pomeriggio ci è stato
permesso di lasciare la baita, costringendoci ad assistere allo scempio
della val Clarea e alla pantomima delle deposizioni: l’ennesimo
“incidente” avvenuto per motivi di ordine pubblico…
L’esempio di Luca esprime quello che tutti noi abbiamo nel cuore,
difendere questa terra a tutti i costi senza se e senza ma.
Il lampo che lo ha colpito rimarrà inciso nella nostra memoria per
sempre insieme all’indifferenza dimostrata dagli operai e dagli agenti
delle forze dell’ordine di fronte ad un fatto di tale gravità.
Ti abbracciamo Luca aspettando di vederti tornare al più presto a
lottare sulle montagne a te e a noi così care.

Gli ultimi ad andarsene

27/02/2012

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ControLaCrisi: Notizie, Conflitti, Lotte

Ferrero in val di Susa

February 27, 2012 by  
Filed under ambiente, trasporti

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Intervento dal palco di Paolo Ferrero segretario di Rifondazione Comunista

Riuscitissima la manifestazione in Val di Susa! Ci hanno provato anche questa volta i fautori dell’alta velocità e delle grandi opere a dipingere i valsusini e i No Tav, venuti da molte parti d’Italia, come pericolosi eversivi “inclini alla violenza antisistema”. La manifestazione di oggi, partecipatissima e variopinta come non mai (circa 70 mila persone, molto nutrita e visibile la partecipazione delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista) svoltasi sui 10 km che collegano Bussoleno e Susa tappezzati da scritte, bandiere e manifesti No Tav, e’ stata la migliore risposta a queste irresponsabili prese di posizione. Ma propiro perchè la manifestazione è andata a gonfie vele la polizia in tarda serata non ha trovato di meglio che far scattare la solita provocazione da dare in pasto alla stampa carcando i manifestanti che da Torino stavano raggiungendo i treni per il rientro. Evidente l’intento di fomentare la repressione e la criminalizzazione di una protesta che dura da 20 anni (lo si è visto ultimamente con gli arresti del 26 gennaio). Una protesta sacrosanta e legittima di una comunità contro la distruzione di un territorio perpetrata dal progetto di un’opera inutile e affaristica. Un progetto dannoso non soltanto per chi vive lungo il percorso dell’alta velocità, ma anche per tutti coloro che vivono lungo il percorso di un’economia, di un modello sociale e di sistema di mobilità improntato agli interessi di un blocco politico affaristico. La Tav ha costi spaventosi, comporta un gigantesco consumo di territorio, comporta altresì un disinvestimento e una marginalizzazione del trasporto pubblico ordinario, usato dalla stragrande maggioranza della popolazione. A maggior ragione in un momento di crisi economica, di taglio delle pensioni e dello stato sociale, di grave disoccupazione, sprecare decine e decine di miliardi nell’alta velocità è una scelta semplicemente insensata. Molto applaudito l’intervento a conclusione della manifestazione del segretario nazionale Paolo Ferrero, sul palco insieme, tra gli altri, a Maurizio Landini, Giorgio Cremaschi, i sindaci valsusini e gli esponenti No Tav.