Dichiarazione sull’ Acqua in Palestina

April 4, 2012 by  
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Dichiarazione sull’ «Acqua in Palestina»I partecipanti al FAME, svoltosi dal 14 al 17 marzo 2012 a Marsiglia, dopo aver discusso della situazione dell’acqua in Palestina, segnata – stando alle diverse comunicazioni presentate –  da un vero e proprio “apartheid dell’acqua”, sono giunti alle seguenti conclusioni:1 – il conflitto israelo-palestinese ha radici e ragioni essenzialmente politiche. Tuttavia l’acqua è al centro di tale conflitto.

2 – In base alle convenzioni di Ginevra, ricade su Israele, in quanto occupante, la responsabilità di garantire l’erogazione di acqua necessaria alla popolazione palestinese sotto occupazione.

3 –  In questo conflitto Israele utilizza l’acqua come arma politica e come strumento di pulizia etnica, applicando in particolare le Ordinanze militari n. 92 del 15 agosto 1967 e n. 158 del 30 ottobre 1967.

4 – Israele conduce una vera e propria politica di “apartheid idraulico” contro i Palestinesi per costringerli ad abbandonare le loro terre ai coloni illegali. Per questo un palestinese ha a disposizione solo un quarto di quanto invece consuma un israeliano e gli è persino proibito di raccogliere l’acqua piovana.

5 –  Il muro di separazione – o meglio della Vergogna – considerato illegale dalla giustizia internazionale, separa le famiglie, ruba ai Palestinesi la loro acqua a vantaggio dei coloni, e impedisce loro di coltivare i campi  e gli uliveti. Il che è ancor più grave tenuto conto che l’agricoltura rappresenta il 15% del PIL palestinese.

6 – Mekorot – Gestore del National Water Carrier (NWC) – attua una politica discriminatoria nei confronti dei Palestinesi che fa loro dire che essi vivono nel “paese della sete”.

7 – Israele impedisce ai Palestinesi di accedere a una depurazione corretta. Il che mette in pericolo la loro salute e rischia di contaminare le falde alle quali attingono sia i Palestinesi sia gli occupanti israeliani.

8 – La situazione di Gaza sia dal punto di vista dell’”acqua potabile” sia della “depurazione” è un attentato alla dignità umana ed è francamente insopportabile.

9 – Le popolazioni nomadi vivono situazioni intollerabili per quanto riguarda l’acqua la cui penuria, organizzata dall’occupante, rende la loro vita impossibile e decima i loro armenti (l’accesso ai pascoli è proibito)

Per tutte queste ragioni, i partecipanti al FAME condannano con forza le politiche israeliane  nei confronti dei Palestinesi per quanto riguarda l’acqua, che non possono non essere considerate criminali. Denunciano nel contempo le continue violazioni del diritto all’acqua dei Palestinesi.

Chiedono l’istituzione di una Commissione di verifica di tale situazione e la costituzione di un Tribunale Internazionale dell’Acqua per mettere fine alla giustizia negata in questo campo.

Fanno appello a tutte le donne e uomini amanti della giustizia e della pace nel mondo intero affinché partecipino alla campagna BDS “Boicottaggio – Disinvestimento- Sanzioni”   lanciata dalla società civile palestinese nel 2005 per costringere Israele a garantire i diritti fondamentali delle tre componenti del popolo palestinese: i profughi, i Palestinesi colonizzati (Cisgiordania e Gaza)  e i Palestinesi che vivono in Israele (i Palestinesi del 48).

Fanno appello a tutte le donne e uomini amanti della giustizia e della pace nel mondo intero affinché facciano pressione verso le rispettive autorità nazionali per porre fine alla condizione disumana imposta ai Palestinesi e  far cessare le violazioni del diritto che minacciano la pace nel mondo.

Come Nelson Mandela, essi sostengono che “La nostra libertà resterà incompleta finché i Palestinesi non avranno recuperato la loro