cpn

April 3, 2013 by  
Filed under archivio video

Comments Off on cpn

<iframe width=”560″ height=”340″ src=”http://cdn.livestream.com/embed/rifondazione?layout=4&amp;clip=pla_3010f2d2-4aec-43c4-bbaf-4fb2d2dc679b&amp;height=340&amp;width=560&amp;autoplay=false” style=”border:0;outline:0″ frameborder=”0″ scrolling=”no”></iframe><div style=”font-size: 11px;padding-top:10px;text-align:center;width:560px”><a href=”http://www.livestream.com/rifondazione?utm_source=lsplayer&amp;utm_medium=embed&amp;utm_campaign=footerlinks” title=”Watch rifondazione”>rifondazione</a> on livestream.com. <a href=”http://www.livestream.com/?utm_source=lsplayer&amp;utm_medium=embed&amp;utm_campaign=footerlinks” title=”Broadcast Live Free”>Broadcast Live Free</a></div>

CPN: sintesi relazione introduttiva, Ferrero

March 15, 2013 by  
Filed under in primo piano

Comments Off on CPN: sintesi relazione introduttiva, Ferrero

Sintesi della relazione di Paolo Ferrero al Comitato Politico Nazionale del 9/10 marzo 2013

 

Voglio cominciare questa relazione ringraziando i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista per il grande e generoso lavoro fatto in campagna elettorale. Senza il vostro lavoro non ci sarebbe stata la  campagna elettorale sui territori ed è il segnale dell’importanza e dell’indispensabilità di questa comunità rappresentata dal Partito della Rifondazione Comunista.

L’insuccesso elettorale ha frustrato questa comunità ma non l’ha cancellata. Volevamo un riconoscimento delle nostre ragioni e non l’abbiamo avuto. E di ragioni ne abbiamo tante perché in questi anni siamo stati in tutti i movimenti e molto lavoro politico è stato fatto. Dobbiamo quindi aprire una discussione a tutto campo per capire cosa dobbiamo cambiare, che coinvolga tutti i compagni e le compagne, perché questa comunità politica rappresenta il principale patrimonio da cui ripartire. La messa a disposizione del proprio mandato da parte della segretaria nazionale ha proprio questo fine: Le elezioni nazionali e regionali hanno segnato la nostra sconfitta, vogliamo aprire un confronto vero, un approfondimento non rituale sui nostri limiti e sui nostri errori. Queste dimissioni non sono e non vogliono essere in nessun modo un segnale di scarico di responsabilità o peggio ancora di fuga. Sarebbe gravissimo per un gruppo dirigente che ha il dovere di non abbandonare la barca nel momento in cui fa acqua: sarebbe irresponsabile.

 

Uno Straordinario Congresso.

 

In questo contesto non abbiamo bisogno di una resa dei conti all’interno del gruppo dirigente – che sarebbe un atto distruttivo del partito – ma di aprire una straordinaria fase di discussione che ridefinisca il ruolo dei comunisti nell’attuale fase politica. Il centro della nostra attenzione deve essere la ridefinizione di una proposta politica all’altezza dei problemi, scavando, analizzando, discutendo, in un percorso che riconsegni il destino del partito a tutti gli iscritti e le iscritte.  A Rifondazione Comunista serve una proposta politica forte, non una rissa: per questo vi proponiamo di fare non un congresso straordinario ma uno straordinario congresso evitando due scorciatoie:

 

Da un lato pensare che sia tutto già chiaro e quindi che si debba fare un congresso in fretta e furia pensando che cambiando questo o quel particolare, questo o quel dirigente si possa vincere. Se era tutto già chiaro lo potevamo fare prima e non si capisce perché invece  – e parlo della maggioranza – le scelte di fondo le abbiamo fatte sempre con un largo consenso.

 

La seconda scorciatoia sarebbe quella di analizzare la nostra crisi isolandola dal resto del paese, guardando solo noi e il nostro ombelico. Quando il fascismo ha vinto in Italia il gruppo dirigente comunista non si è accapigliato alla ricerca di capri espiatori ma ha ricominciato a riflettere sui nodi di fondo producendo le Tesi di Lione. Noi non siamo in una situazione così drammatica ma dobbiamo avere la stessa serietà e responsabilità di quella generazione di comunisti e comuniste nel ridefinire i nostri compiti.

La discussione deve quindi essere approfondita. Le elezioni hanno infatti segnato la chiusura di più cicli politici e sociali e noi dobbiamo collocare la nostra sconfitta nel contesto. Per non fare che tre esempi parziali.

In primo luogo stiamo assistendo alla fine del ciclo del movimento operaio e sindacale così come si è costruito dopo la seconda guerra mondiale. Vi è una crisi verticale del sindacato che vede la demolizione del contratto nazionale di lavoro e la de regolazione totale del mercato del lavoro in entrata e in uscita. Il fallimento della concertazione non ha dato luogo ad una nuova linea ma alla ricerca – fallita – del governo amico. Questo ha determinato in un contesto di ignavia delle dirigenze sindacali l’assenza dell’organizzazione del conflitto di classe dal basso in presenza di un violentissimo conflitto di classe agito dall’alto. Questa assenza, che caratterizza negativamente l’Italia rispetto a tutti i paesi europei – ha determinato le caratteristiche del conflitto politico che non ha più alcun riferimento al conflitto di classe. Noi non possiamo più giocare in difesa.

In secondo luogo la fine della Seconda Repubblica e del bipolarismo che vengono sommersi dalle proprie macerie. Il grande successo di Grillo utilizza il senso comune prodotto nella seconda repubblica come arma distruttiva contro il palazzo. Le elezioni non ci forniscono l’uscita dalla seconda repubblica ma la sua crisi organica che è destinata a proseguire: non siamo alla pagina finale di questa vicenda e noi non possiamo più giocare in difesa.

In terzo luogo abbiamo la crisi di Rifondazione Comunista. Noi abbiamo subito una sconfitta e questo non ci permette di andare avanti come prima, rischiando di consumarci un po’ alla volta. Si chiude una fase e se ne apre un’altra. Dobbiamo partire dalla crisi del progetto politico di rifondazione comunista per ridefinirlo. Neanche qui possiamo più giocare in difesa. Dobbiamo ridefinire il senso della proposta comunista oggi sia nelle forme organizzative che nei contenuti. Vogliamo certo diventare un partito comunista di massa ma oggi non lo siamo e non possiamo diventarlo a breve. Sbagliato continuare a far finta di esserlo in sedicesimo, dobbiamo fare una rifondazione della rifondazione comunista.

 

Questo è il tempo della riflessione sulla sconfitta, sulle sue ragioni e sulle strade attraverso cui uscirne. Un tempo della riflessione che non può essere brevissimo perché oggi non abbiamo a disposizione gli elementi per produrre una nuova politica: occorre studiare ed evitare di ripetere le cose che già sappiamo, che già abbiamo sperimentato e che già non hanno funzionato.

Dobbiamo aprire il tempo della riflessione per poter riaprire il tempo dell’azione, per dar vita ad un progetto all’altezza al livello dello scontro che vedo oggi l’alternativa tra socialismo o barbarie. La barbarie non è una evocazione retorica, l’abbiamo vista nei morti di Perugia nelle sue forme più crude e disperanti. Il nostro compito è quello di partire dalla nostra delusione e della nostra passione per aprire una riflessione che ci permetta di dar vita ad una azione efficace.

 

Per cominciare la riflessione.

 

Dobbiamo innanzitutto cominciare la riflessione a partire dall’analisi approfondita dei risultati elettorali.

Com’è evidente le elezioni ci consegnano un quadro politico terremotato rispetto alla situazione precedente e con enormi difficoltà a dar vita ad un governo stabile. Ho citato molte volte Weimar per descrivere la situazione italiana, questo riferimento è tanto più corretto oggi. Oltre al bipolarismo è la Seconda Repubblica che è crollata in questa tornata elettorale. A partire da questo dato vorrei sottolineare due elementi. In primo luogo il voto è stato contro il sistema politico, per certi versi contro l’Europa e contro l’austerità. In particolare va sottolineato come l’assenza di un conflitto di classe generale – con una enorme responsabilità del sindacato – ha consegnato appieno il disagio sociale al tema della lotta al sistema politico e ai privilegi della “casta”.  Così nelle elezioni ha vinto Grillo che ha rappresentato in pieno queste istanze, ha perso meno di quanto previsto Berlusconi, mentre è stato punito chi ha rappresentato le politiche dell’austerità (Monti) e chi più di tutti si è fatto carico nell’anno scorso della stabilità del quadro politico per realizzare quelle politiche (PD). Il terremoto non è quindi “neutro” ma sia pure in forme confuse esprime un disagio profondo verso le politiche di austerità.

La seconda considerazione è che non dobbiamo scambiare questo terremoto con una rivoluzione. Non ci troviamo davanti all’apertura di una nuova fase ma all’esplicitarsi e all’aggravarsi della crisi organica della seconda repubblica e delle politiche neoliberiste. Dalle elezioni non emerge una alternativa ma l’amplificazione della crisi organica del sistema, politico in primo luogo.

 

In questa situazione è difficile fare previsioni ma a me pare che tre sono le possibilità che si aprono.

 

La prima, che io auspicherei, è quella di un positivo dialogo tra PD e Grillo. La auspicherei perché sarebbe una risposta alla domanda sociale emersa nelle elezioni, sarebbe la rottura dell’impermeabilità del quadro politico alle istanze sociali. Questo aprirebbe in modi certo contraddittori una possibilità di uscire positivamente dalla crisi della seconda repubblica.

La seconda è che a fronte dell’ingovernabilità – e magari sotto la pressione dei famosi “mercati internazionali” – si costituisca un governo di emergenza che fa le riforme istituzionali – o firma il memorandum con la BCE –  per rendere governabile “a forza” un paese ingovernabile in forme democratiche. Sarebbe un ulteriore salto di qualità di forzatura dei poteri forti, in piena continuità politica con il governo Monti.

La terza è che si torni immediatamente alle elezioni, non necessariamente per scelta ma magari per un incidente di percorso. In questo quadro sono poi possibile molte variabili, come ad esempio il tentativo da parte della lega Nord, di utilizzare il governo delle regioni del nord per praticare uno scasso istituzionale, ami come oggi all’ordine del giorno.

Non faccio previsioni – che dubito siano fattibili – e mi limito a richiamare un ultimo elemento. All’interno delle elezioni occorre analizzare a fondo il grande successo di Grillo, che segnala tendenze di fondo della società italiana. Dobbiamo rifuggire da semplificazioni analitiche che non ci servono a nulla se non a metterci in pace la coscienza.  Grillo fa leva sul senso comune di massa così come è stato prodotto da un ventennio berlusconiano e lo contrappone al sistema politico. Nella contrapposizione tra popolo e “partiti” vi è la cifra politica del successo di Grillo: sufficiente a scardinare un sistema in crisi, non a ricostruire una nuova realtà. Per questo credo che Grillo rappresenti un punto di passaggio della crisi più che il suo esito definitivo. Da questo punto di vista Grillo è indubbiamente un effetto – non neutro ma un effetto – piuttosto che una causa della deflagrazione del sistema o una soluzione alla stessa. Il punto non è la demonizzazione di Grillo ma la comprensione della ragione del suo successo al fine di riformulare in modo efficace la nostra proposta politica di alternativa al neoliberismo e al capitalismo.

 

La sconfitta di Rivoluzione Civile

 

In questo contesto abbiamo il pesante insuccesso della lista Rivoluzione Civile.

In primo luogo è evidente che il modo in cui siamo riusciti a dar vita a Rivoluzione Civile è stato piuttosto abborracciato. Una parte delle forze che hanno dato vita a RC lo hanno fatto per necessità più che per convinzione e data la scarsità di tempi non vi è stato alcun percorso democratico nella costruzione delle liste. Questo ha pesato moltissimo sacrificando territori, rappresentanza di genere e presenza dei movimenti. Il tutto è risultato piuttosto contraddittorio con assenze – penso a Nicoletta Dosio e Vittorio Agnoletto – che hanno pesato moltissimo.

In secondo luogo penso però che le elezioni le abbiamo perse in campagna elettorale. La lista aveva una potenzialità di voto ben maggiore del 2% e tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale lo hanno toccato con mano. Nella chiarezza che il superamento della soglia da parte di Rivoluzione Civile non avrebbe magicamente risolto tutti i problemi, voglio però chiarire che si poteva fare meglio. Per non citare che due problemi, la scarsa presenza dei temi sociali nel profilo complessivo della lista ed un continuo tentennamento nei confronti del PD che non ha permesso la definizione di una identità forte della lista. I limiti di impostazione e gestione della campagna elettorale hanno pesato molto: Chi votava PD votava per il meno peggio, chi votava Grillo votava per bastonare il palazzo, non siamo riusciti a comunicare chiaramente a cosa serviva il voto a Rivoluzione Civile. Io penso cioè che il risultato elettorale negativo non era iscritto nella presentazione della lista Rivoluzione Civile – pur con tutti i suoi limiti – ma sia stato il frutto di una incapacità di dare il senso compiuto di alternativa che pure nel programma di Rivoluzione Civile era assai ben espresso. Questo è a mio parere il punto politico centrale su cui occorre riflettere e scavare: la capacità di dotarsi di una cultura e di una proposta politica in grado di reggere a livello di massa il nodo dell’utilità di una sinistra antiliberista nel nostro paese.

 

Questo insuccesso non mette in discussione a mio parere l’indirizzo politico di fondo. Credo che sia stato giusto perseguire l’obiettivo di una lista di sinistra autonoma dal centro sinistra. Penso che abbiamo fatto bene a posizionarci duramente contro il governo Monti, a dar vita alla manifestazione del 12 maggio contro il governo Monti ed a operare affinché la FdS diventasse il punto di coagulo di una alternativa di sinistra. Purtroppo dopo la manifestazione del 12 maggio la scelta degli altri soggetti della Federazione della Sinistra di inseguire il PD, hanno pesantemente indebolito questa prospettiva. Nonostante questo abbiamo continuato a cercare un percorso unitario a sinistra con la manifestazione No Monti day del 27 ottobre sia con Cambiare si può che da ultimo con Ingroia. Nella discussione che dobbiamo aprire dobbiamo dirci chiaramente se confermiamo o meno l’obiettivo che abbiamo perseguito in questi anni e mesi. La mia posizione è SI, noi dobbiamo lavorare per una sinistra antiliberista dotata di un proprio progetto politico autonomo dal centro sinistra.

 

Che fare.

 

In questo contesto destabilizzato, in una situazione molto aperta, dobbiamo mettere alcuni punti fermi.

Innanzitutto, se l’alternativa che abbiamo davanti è tra socialismo o barbarie, ritengo necessario ribadire la necessità in Italia di un partito comunista all’interno di una efficace sinistra antiliberista. Non si tratta di una discussione burocratica ma piuttosto di ragionare sui nodi fondanti il senso della nostra militanza comunista qui ed ora. Lo dobbiamo fare tenendo d’occhio le scadenze politiche ravvicinate ma soprattutto aprendo un dibattito di fondo che abbia al centro due elementi.

 

In primo luogo che il patrimonio di militanza, di idee, di cultura politica e di linea politica costituito da Rifondazione comunista è decisivo ed indispensabile. Rifondazione Comunista, deve innovare profondamente le modalità di funzionamento e di organizzazione, ma rappresenta oggi – pur nelle difficoltà – la principale risorsa per la costruzione di un polo della sinistra di alternativa in Italia. Non dobbiamo disperdere questo patrimonio fondamentale. Dobbiamo quindi avere grande cura del partito e questa cura deve essere finalizzata ad una ridefinizione piena del senso del partito della rifondazione comunista oggi. In questi anni abbiamo fatto alcune innovazioni culturali ma sostanzialmente abbiamo proseguito in sedicesimo con il partito che avevamo prima. Abbiamo detto che volevamo fare il partito di massa e non lo siamo mai stati. Dobbiamo partire da una analisi impietosa dei nostri limiti per ricostruire un partito militante in grado di costruire e connettere le lotte, fare battaglia culturale, raccontarsi invece di venir raccontato. Dobbiamo costruire sul serio un partito sociale, in grado di ridefinire il senso e l’utilità della militanza comunista, consapevole della propria identità senza essere settario.

 

In secondo luogo la necessità di riprogettare in modo unitario ed innovativo un percorso fondativo della sinistra antiliberista che raccolga tutti coloro che sono disponibili a questa prospettiva, a partire da coloro che la condividono all’interno di Rivoluzione Civile. Si tratta di dar vita ad un processo democratico e partecipato che superi i limiti pattizi che hanno caratterizzato tanto la federazione della Sinistra che Rivoluzione Civile. Occorre proporre un percorso di aggregazione basato sul principio di “una testa un voto”. Un percorso paritario e partecipato con cui dar forma ad un processo di fondazione di una soggettività politica della sinistra di alternativa.

 

Per fare questo abbiamo bisogno di un grande percorso di analisi, discussione ed elaborazione. Abbiamo bisogno di uno “straordinario congresso”. Non ci serve un congresso straordinario che litiga sui gruppi dirigenti senza fare un passo in avanti sull’elaborazione politica. Sarebbe una scelta sciagurata che rischia di dissolvere il partito. Abbiamo bisogno di uno straordinario congresso che abbia tempi e modi di svolgimento in grado di rispondere ai problemi che abbiamo dinnanzi.

 

In primo luogo occorre cominciare subito un percorso di coinvolgimento del partito e di ascolto del partito cominciando dagli attivi di circolo e di tutte le federazioni. Dobbiamo aprire un percorso di discussione collettiva che dia la parola ai compagni e alle compagne in un percorso di ricostruzione della soggettività del partito, fino ad arrivare ad una assemblea nazionale dei segretari di circolo. A tal fine è utile prevedere riunioni periodiche dei segretari regionali e delle grandi federazioni.

 

In secondo luogo dobbiamo far partire immediatamente un percorso di discussione sui principali nodi politici aperti davanti a noi. Per citarne alcuni: Affinare le nostre proposte sulla crisi economica , con particolare riguardo all’Europa. Una analisi approfondita della realtà sociale del paese e della composizione di classe nelle sue determinazioni specifiche. Una analisi approfondita del fenomeno grillino. Una riflessione sulla crisi della seconda repubblica e sulla modifica del rapporto tra aggregazioni sociali e rappresentanza. Un approfondimento del tema della comunicazione come punto strategico nella società dello spettacolo in cui è vero solo cosa appare. Una analisi delle diverse esperienze di unità della sinistra a partire dall’Europa e dall’America latina. Una discussione su come si forma la soggettività in un contesto di atomizzazione sociale crescente. Ho citato alcuni temi per dare il senso della qualità della riflessione che dobbiamo fare al fine di dotarci degli elementi fondamentali per poter elaborare una proposta politica che ci faccia uscire dalle secche.

 

In terzo luogo, occorre arrivare entro la fine dell’anno a tenere il congresso vero e proprio e tutta l’attività di elaborazione deve convergere nella costruzione partecipata della nostra proposta politica. Per questo proponiamo che già oggi si definisca di tenere il congresso entro la fine dell’anno. Propongo di eleggere subito la commissione politica con il compito di costruire gli incontri di approfondimento di cui abbiamo parlato e far confluire questa elaborazione partecipata dentro la costruzione dei materiali congressuali.

 

A tal fine propongo che questo CPN

 

Definisca il congresso e nomini la commissione politica.

Individui i punti di approfondimento su cui lavorare sia all’interno che all’esterno del partito.

Definire il coordinamento periodico dei segretari regionali e di grandi federazioni.

Dare mandato alla segreteria nazionale di rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.

Decidere la nostra partecipazione alle manifestazioni delle prossime settimane a partire dal No ponte, No tav e No muos.

Definire una proposta politica di iniziativa politica di denuncia dei giochi politici che caratterizzano l’attuale parlamento mentre il paese va alla malora.

CPN – Claudio Grassi

March 11, 2013 by  
Filed under in primo piano, politica

Comments Off on CPN – Claudio Grassi

Intervento di Claudio Grassi al Comitato Politico Nazionale di Rifondazione

 

Sul dato elettorale, per questioni di tempo, non mi dilungo. Il dato più clamoroso è la vittoria del Movimento Cinque Stelle. Non perde neppure Berlusconi, per molti versi sorprendentemente, mentre perde il Pd e anche la coalizione centrista di Monti. Siccome perde chi avrebbe dovuto vincere (un’alleanza praticamente già pronta tra Bersani e Monti) la mia previsione è che ora ci sarà una grande instabilità, nel Parlamento e anche nel Paese.

Perde anche Sinistra Ecologia Libertà. la scelta di Nichi Vendola di tornare in Puglia è la cifra di questo insuccesso. Sel infatti non riesce a raccogliere voti dal nostro insuccesso, ma nemmeno dal calo del Pd e dal richiamo del voto utile ad una sinistra di governo. Tuttavia Sel elegge 44 parlamentari, grazie anche ad una legge elettorale ignobile: e questo dato non va né rimosso né sottovalutato. Sel non ha un buon risultato tuttavia non perde come noi, perché da sola conquista un milione di voti, mentre i nostri quattro partiti uniti e insieme a quel pezzo di società civile che ha scelto di impegnarsi con Rivoluzione civile raccolgono 780mila voti.

 

In quella parte di sinistra si aprirà ora un dibattito, come si vede dalle considerazioni che svolge per esempio Fulvia Bandoli, che noi non solo dobbiamo seguire, ma abbiamo il dovere di cercare di influenzare.

Non ho il tempo, ma non sottovaluterei neppure cosa potrà succedere all’interno del Pd sull’onda di un declino della gestione Bersani e di una vittoria di Renzi e, quindi, di un possibile scontro di questi con il gruppo che ha sin qui sostenuto Bersani.

Ad ogni modo è il momento di parlare di noi. Nelle conclusioni dello scorso comitato politico nazionale ricordo che Paolo Ferrero disse: “ci vedremo dopo le elezioni. Se supereremo lo sbarramento discuteremo con calma cosa fare per consolidare e rafforzare il partito e la coalizione. Viceversa, se non supereremo lo sbarramento, ci saranno immediatamente all’ordine del giorno le dimissioni del gruppo dirigente e la convocazione del congresso straordinario”.

Io che ho condiviso quella affermazione la penso ancora così. Perché? Perché è evidente che in questo dato, in questo 2 per cento, misuriamo tutta la sconfitta di una scommessa che questo gruppo dirigente e questa maggioranza avevano avviato cinque anni fa a Chianciano. Ma davvero vogliamo occultare gli insuccessi intermedi ottenuti alle tornate elettorali tra Chianciano ed oggi? Il voto delle Europee, gli insuccessi della Fds (che è stata sciolta senza neppure un atto formale di scioglimento), il voto delle regionali, gli iscritti al partito che calano. Tutti questi insuccessi li abbiamo compressi con l’obiettivo delle elezioni politiche.

Ma fallito, ora, anche questo obiettivo non vedo cosa debba succedere ancora per prendere atto che dobbiamo cambiare il gruppo dirigente e ridefinire una nostra proposta politica.

Vedo invece che la reazione è un indietreggiamento, il rinchiudersi in una difesa rassicurante di quello che è rimasto. Ma questo è il modo migliore per fare morire quello che è rimasto poiché non gli diamo subito una prospettiva chiara!

Anzi, gli diciamo, ci diciamo: sai cosa c’è? Avviamo un percorso che dura un anno in cui il gruppo dirigente che si è dimesso rimane al suo posto e intanto facciamo riunioni di circolo, di federazione, regionali, poi alcuni seminari e poi un congresso. Inoltre aggiungiamo organismi nuovi ai tanti che abbiamo già, incarichiamo una commissione politica per nove mesi e i segretari regionali e federali come struttura a parte, aggiuntiva. Ma vi rendete conto?

E magari questa proposta iperburocratica e macchinosa la sostiene chi guarda con interesse alle innovazioni introdotte nel fare politica dal Movimento Cinque Stelle!

Un partito che è riuscito a portare 300mila voti alla lista Rivoluzione civile (i dati sono dell’Istituto Cattaneo) decide di congelare per 9 mesi le proprie decisioni? E mentre noi facciamo questo ad aprile Alba si riunisce, a maggio lo farà la Fiom, con un’assemblea nazionale aperta a tutta la sinistra e poi avremo la campagna elettorale per le amministrative e non è neppure escluso che ci siano nuove elezioni! Io penso che questa strada accentuerà le nostre difficoltà.

Purtroppo però questa nostra obiezione anziché essere contestata nel merito viene contestata con due spauracchi. Il congresso – si dice – non serve e non si deve fare perché è una conta, una lotta fratricida, una resa dei conti! Una conta di cosa? Il congresso in un partito politico è la forma massima di democrazia e di partecipazione! Per quanto mi riguarda mi sono distinto in tre congressi di Rifondazione. Nel 2002 a Rimini con quattro emendamenti (tra cui uno che contestava che l’imperialismo non ci fosse più), nel 2005 a Venezia dissentendo sulla partecipazione al governo Prodi, nel 2008 a Chianciano contro il superamento del Prc. Io sono contento di averlo fatto! Voglio avere la possibilità di farlo ancora in futuro se sarà necessario senza essere criminalizzato!

E voglio che sia consentito ad altri di farlo senza che si sentano messi sul banco degli imputati! E voglio anche dire – siccome qui, agitando il secondo spauracchio, si parla delle aree come se chi le ha fatte lo avesse fatto per una questione di posti – che gli emendamenti del 2002 li pagammo con il dimezzamento della nostra presenza in segreteria e il documento del 2005 (e penso di poter dire che avevamo ragione!) lo pagammo ottenendo 4 parlamentari su 68 pur costituendo il 30% del partito!

Sapete cosa c’è? Le aree si superano non perché si chiudono d’ufficio, quello è il modo migliore per compattarle e farle crescere, ma solo se chi ha in mano il partito crea una situazione di reale condivisione delle scelte politiche e della gestione. Se dopo cinque anni di appelli al superamento delle aree ciò non è avvenuto, non serve metterle sul patibolo. Forse chi ha lanciato quella proposta dovrebbe domandarsi se i suoi comportamenti sono stati coerenti con le cose dette oppure no!

Che fare, allora?

Vista la gravità della situazione dobbiamo dare un segnale di svolta e di cambiamento. Questo segnale deve andare in due direzioni. Da una parte occorre un ricambio immediato dei gruppi dirigenti. Non esiste nessun partito politico che dopo un numero così significativo di insuccessi non abbia dato vita ad un ricambio. Dall’altra parte dobbiamo metterci a disposizione subito, aprendo un dialogo con tutti i soggetti politici e sociali, sindacali, di movimento che stanno a sinistra del Pd, per iniziare il percorso che porti alla costruzione della sinistra alternativa, all’interno della quale fare vivere e crescere il patrimonio ideale, politico e umano di Rifondazione comunista e dei comunisti.

Dobbiamo affrontare di petto questo problema, subito. Ci sono le condizioni per farlo unitariamente, altro che congresso di conta! Penso che lo dobbiamo fare proprio per dare un segnale netto, di fiducia e di prospettiva, alle compagne e ai compagni che con grande generosità sono rimasti al nostro fianco in tutti questi anni.

 

Questa è la breve dichiarazione di voto che ho fatto prima della votazione dei documenti.

Alla fine di questo Cpn si voterà un documento dove si propone che la segreteria resti in carica fino al congresso. Volevo dire prima del voto che – qualsiasi sia l’esito del voto stesso – non ritengo sia giusto che io continui a farne parte. I compagni e le compagne della segreteria sanno che già prima del congresso di Napoli avevo chiesto di non essere riproposto, ma mi venne chiesto di rimanere almeno fino alle elezioni. Accettai, anche se non ero convinto. Faccio parte della Segreteria nazionale di Rifondazione ( a parte un breve periodo dal 2006 al 2008), dal 1995. Già il periodo è stato lunghissimo e se a ciò  si aggiunge questo disastroso risultato elettorale, penso che le dimissioni immediate siano dovute. Questo non mi impedirà assolutamente di continuare a dare, come ho sempre fatto (bene o male non sta me giudicare, di sicuro con tanta passione), il mio impegno totale per Rifondazione e per la costruzione – anche nel nostro Paese come in tutta Europa –  della sinistra alternativa.

CPN – intervento conclusivo di Ferrero

March 11, 2013 by  
Filed under in primo piano, politica

Comments Off on CPN – intervento conclusivo di Ferrero

conclusioni di Paolo Ferrero al CPN del 9-10 marzo 2013

clicca qui è un file in .pm3

 

CPN 9-10/03/13 – documento

March 11, 2013 by  
Filed under in primo piano, politica

Comments Off on CPN 9-10/03/13 – documento

Documento APPROVATO dal Comitato Politico Nazionale del 9 e 10 marzo 2013

Il CPN del PRC esprime il proprio ringraziamento a tutti i compagni e le compagne che si sono impegnati con generosità e passione anche in questa difficilissima campagna elettorale, dimostrando che Rifondazione Comunista rimane una risorsa imprescindibile per la sinistra e la democrazia in Italia, un patrimonio umano e politico il cui valore nessuna soglia di sbarramento antidemocratica può cancellare.

Va riconosciuto il fallimento del tentativo di Rivoluzione Civile che non è riuscita a diventare il punto di riferimento per la domanda di cambiamento e la protesta di milioni di elettori. Hanno contribuito alla sconfitta elettorale sicuramente limiti soggettivi nostri e dei nostri interlocutori e alleati. In particolare il ritardo e la conseguente rapidità nel configurare lo stesso progetto ne hanno impedito una costruzione democratica e partecipata. Non va sottovalutato che la collocazione in alternativa al PD per il PRC era una scelta maturata da tempo e unanimemente condivisa all’interno, mentre per gli altri soggetti politici della lista si è trattato di uno sbocco obbligato a causa della chiusura del PD nei loro confronti. La stessa esperienza della Federazione della sinistra si era arenata sul nodo dell’alleanza con il PD. Anche un processo partecipato come quello apertosi con l’appello “Cambiare si può” è giunto troppo tardi per poter determinare un percorso condiviso di costruzione unitaria dal basso. Rivoluzione Civile, che pure avrebbe dovuto coniugare questione morale e questioni sociali ed economiche, non è riuscita a definire e a presentarsi con un profilo e un’identità forti dentro la campagna elettorale in cui sia la crisi economica che il rifiuto di una politica corrotta sono stati temi centrali.

L’esito elettorale, da cui esce vincente il movimento di Beppe Grillo, ha determinato un terremoto politico che fotografa una fortissima crisi di legittimazione dell’intero sistema dei partiti come articolatosi durante il ventennio del bipolarismo.
Il segno politico del voto è quello del rifiuto delle politiche di austerità e di bocciatura dei partiti che hanno sostenuto il governo Monti, la cui ombra ha ipotecato e pregiudicato anche la possibilità di affermazione di un centrosinistra che si è candidato a proseguire con più equità quell’impianto rigorista dettato dalla BCE. La stessa parziale tenuta di Berlusconi può essere spiegata con la paura da parte di ampi settori sociali storicamente rappresentati dal centrodestra, in particolare piccole imprese e lavoro autonomo, di diventare il bersaglio di un nuovo governo rigorista.
Il risultato di fondo che ci consegna il voto è lo scardinamento del bipolarismo che non possiamo che salutare positivamente ma senza nasconderci possibili involuzioni del quadro. Se la sconfitta dell’ipotesi di un governo Bersani-Monti costituisce un dato positivo, non possiamo escludere il profilarsi di una risposta conservatrice al terremoto in termini di blindatura ulteriore del sistema politico attraverso l’introduzione del doppio turno e del presidenzialismo. La stessa mancata vittoria del PD potrebbe produrre un ulteriore spostamento a destra dell’asse programmatico, mascherato da ringiovanimento della classe dirigente. Dentro questo quadro va rilanciata la nostra battaglia per il proporzionale e l’urgenza di risposte a un’emergenza sociale senza precedenti.
L’incalzare e l’approfondirsi della crisi e il malcontento suscitato dalle misure assunte per contrastarla, tanto inique quanto inefficaci, hanno determinato nel contesto italiano un rivolta dell’elettorato che si è espressa però non sul terreno della lotta di classe ma su quello della contrapposizione dei cittadini contro la casta.
A determinare questa dilagante percezione di massa non è stata soltanto la indubbia capacità comunicativa e “diversiva” di Grillo, ma le caratteristiche specifiche della situazione italiana a partire da una corruzione sistemica, una questione morale che i partiti non hanno voluto affrontare in termini di autoriforma, un clima di delegittimazione del Parlamento e della politica alimentato dagli stessi media dei “poteri forti”, la pervasività del lungo discorso antipolitico berlusconiano, il disarmo culturale agito dalla stessa sinistra di governo.
Ha pesato fortemente l’anomalia italiana di un mancato sviluppo del conflitto sociale di fronte al dispiegarsi di uno stillicidio di provvedimenti antipopolari.
Non può essere taciuta la responsabilità in tal senso di sindacati come Cisl e Uil che hanno coperto persino la strategia di Marchionne, ma anche la linea del gruppo dirigente della Cgil (con significative eccezioni a partire dalla Fiom) condizionata dal suo rapporto con un PD che sosteneva il governo Monti. La mancanza di ondate di movimenti di lotta paragonabili a quelle degli altri Paesi europei impone anche a noi e al resto della sinistra antiliberista una riflessione. Al tempo stesso impone la ripresa di una iniziativa del partito in sinergia con i movimenti a partire dalle prossime scadenze delle manifestazioni No Tav e No Muos.
Non va mai dimenticato che la nostra sconfitta è l’ultimo capitolo di una sconfitta più grande e storica che è quella del movimento operaio e di processi di atomizzazione sociale di lungo periodo che abbiamo da tempo analizzato e vissuto sulla nostra pelle, ma rispetto ai quali non siamo riusciti a determinare un’inversione di tendenza. Le nostre responsabilità soggettive si iscrivono dentro questo quadro.

Negli ultimi cinque anni abbiamo difeso con dignità e orgoglio Rifondazione Comunista. Il progetto intorno al quale ci siamo impegnati contemplava il rilancio del partito e la costruzione dell’unità della sinistra d’alternativa. Non possiamo non constatare che nessuno di questi obiettivi è stato conseguito. Il quadro di difficoltà dentro il quale abbiamo sviluppato la nostra iniziativa politica non ci esime certo da una riflessione senza reticenze sui nostri limiti, errori, insufficienze.

Si rende indispensabile aprire una fase di riflessione e confronto per ridefinire il ruolo di Rifondazione Comunista, con la consapevolezza che siamo di fronte alla chiusura del ciclo di Rifondazione per come l’abbiamo conosciuta e che sia ineludibile la necessità di rimetterci in discussione.
Ripensare il ruolo del Prc non implica rinunciare al progetto della Rifondazione Comunista ma cercare di individuare le strade per rilanciarlo sul piano dell’elaborazione teorica e programmatica, della pratica sociale, del radicamento, dell’organizzazione, della relazione con tutto ciò che si muove al di fuori di noi.
La sconfitta di Rifondazione e del complesso della sinistra radicale, che dentro la più grave crisi del capitalismo non sono riuscite in Italia a diventare punto di riferimento dell’ampio malcontento e del disagio sociale, costringe tutte le culture politiche e le esperienze organizzate a mettersi profondamente in discussione e ad attivare un processo di ricomposizione che non può essere riproposto in forme pattizie che non coinvolgono anzi accentuano l’ostilità e la diffidenza assai diffuse nei confronti dei partiti.

La profondità della sconfitta, nonostante la gestione unitaria del partito e una ampia condivisione della linea, impone un percorso di confronto ed elaborazione collettiva fondato sull’ascolto reciproco e sul coinvolgimento dell’intero corpo del partito a partire dal livello territoriale.
La riflessione che vogliamo collettiva non va ristretta entro le forme congressuali e della logica delle mozioni, ma sviluppata attraverso seminari tematici, assemblee territoriali, l’utilizzo di internet, coinvolgendo gli iscritti e con l’apertura al contributo di compagni della sinistra e dei movimenti. Sviluppare l’orizzontalità e partire dai contenuti sono due aspetti fondamentali per rendere fecondo e non rituale il percorso.

Lo stesso risultato del voto non smentisce l’asse della nostra battaglia politica di questi anni e neanche la collocazione difficile che abbiamo scelto nelle ultime elezioni. Milioni di elettori hanno scelto una proposta politica di rottura netta con il bipolarismo e che non si presentava come moderata. Al di fuori e contro il bipolarismo lo spazio si è allargato enormemente ma non è stata Rivoluzione Civile a occuparlo.

Rifondazione Comunista rimane e resta valida l’esigenza di costruire una sinistra antiliberista unita e autonoma dal centro-sinistra, alternativa rispetto alle degenerazioni del sistema politico.
Rifondazione Comunista da tempo è cosciente della sua non autosufficienza e quindi della vitale necessità della ricomposizione della sinistra di alternativa come in tutta Europa.
I successi recenti delle formazioni aderenti al Partito della Sinistra Europea ci dicono che è possibile uscire dalla marginalità senza rinunciare alla radicalità, alla coerenza sui contenuti e a una posizione di alternativa e di indipendenza rispetto a partiti di centrosinistra che hanno fatto proprie le politiche neoliberiste. Si tratta ora di compiere un salto di qualità dando impulso ad un percorso nuovo e unitario di rilancio e rinnovamento dell’intera sinistra di alternativa.
L’esperienza di questi anni e degli ultimi mesi ci induce a ritenere non riproponibili pratiche ‘pattizie’ e quindi a rilanciare la centralità della democrazia e del principio “una testa un voto” come metodo indispensabile per la costruzione di una nuova soggettività politica unitaria della sinistra e dei movimenti sociali antiliberisti, ambientalisti, contro la guerra.

L’apertura della discussione a tutti i livelli sull’esito elettorale, sulle prospettive del partito, sulla necessità di un suo rinnovamento (in primo luogo delle pratiche, delle modalità di intervento e dei gruppi dirigenti, anche sul piano generazionale) e sul futuro della sinistra non deve bloccare l’operatività del partito e l’iniziativa politica, a partire dalle prossime elezioni amministrative e da una forte partecipazione alle prossime scadenze di mobilitazione.

Al fine di coniugare il più ampio dibattito e il proseguimento dell’attività del partito il CPN individua i seguenti impegni:

– Partecipazione alle manifestazioni No ponte il 16 marzo, il 16 marzo a Firenze manifestazione antimafia, la mobilitazione No Tav il 23 marzo e quella No Muos il 30 marzo.
– Convocazione attivi di circolo e di federazione
– Convocazione dell’assemblea nazionale dei segretari di circolo e di federazione
– Convocazione periodica della riunione dei segretari regionali e di federazione
– Convocazione della conferenza programmatica entro il mese di luglio
– Convocazione del congresso straordinario nazionale entro novembre.
– Elezione della commissione politica per la stesura del documento congressuale e avviamento del percorso di approfondimento e dibattito anche attraverso seminari tematici nazionali e territoriali,
– La segreteria nazionale rimane in carica per garantire il proseguimento dell’iniziativa politica del partito e della gestione amministrativa fino al congresso.

documento approvato con 78 voti favorevoli

la votazione del dispositivo è avvenuta per parti separate, gli ultimi tre punti sono stati approvati con 43 voti a favore, 23 contrari, 2 astenuti

Comitato Politico nazionale del 17 e 18 novembre 2012 – documenti approvati

November 19, 2012 by  
Filed under in primo piano

Comments Off on Comitato Politico nazionale del 17 e 18 novembre 2012 – documenti approvati

CPN del 17 e 18 novembre 2012

ODG approvato all’unanimità

Ordine del giorno su Gaza

 

Il Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione comunista esprime la propria assoluta condanna dell’aggressione israeliana   nella striscia di Gaza, ed esprime  la  propria  solidarietà  al  popolo  palestinese  e  alla  popolazione  di  Gaza, vittima dell’ennesima campagna brutale di bombardamenti e di un embargo criminale che ha ridotto la striscia ad una prigione a cielo aperto.

Denuncia la vergognosa posizione degli Usa e dell’Europa, cosi come del governo italiano , di sostegno all’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele. Occorre respingere la campagna mediatica tesa a mistificare la realtà, rovesciando ruoli di  vittime e carnefici, presentando  questa nuova    aggressione come difesa. Questa guerra è frutto di un cinico calcolo da parte del governo reazionario di Tel Aviv in vista delle prossime elezioni e dell’imminente votazione dell’assemblea dell’ ONU sul riconoscimento della Palestina.

Chiediamo l’immediata fine dei bombardamenti , sosteniamo e partecipiamo alle mobilitazioni  che  in  tutto  il  Paese  si  stanno  organizzando,  per  la  fine dell’occupazione e dell’apartheid, per il riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite,  per  il  diritto  all’autodeterminazione  del  popolo  palestinese,  contro  ogni ipotesi di nuove guerre.

 

 

Comitato Politico nazionale del 17 e 18 novembre 2012

ODG approvato all’unanimità

Non bastonate il futuro

 

Il CPN del Prc condanna le azioni repressive condotte dalla polizia il 14 novembre contro studenti e studentesse. Siamo dalla parte di questi giovani e giovanissimi, che hanno riconosciuto nell’Europa, così come è fatta, la responsabile del peggioramento delle loro condizioni, e, soprattutto, che hanno scelto la forma della lotta collettiva per manifestare rabbia e dissenso.

Crediamo che la rabbia e il dissenso alle politiche di austerity, incarnate in Italia dal Governo Monti, siano legittime, e che sia stato un errore gravissimo caricare, picchiare, manganellare quei ragazzi e quelle ragazze. La condizione di questa generazione è sempre più precaria, sempre più triste, e noi siamo al fianco di quella lotta, contro i tagli all’istruzione e alla formazione pubblica, contro gli aumenti delle tasse, contro i tagli al welfare e contro un futuro precario, che è il solo che riescono a vedere per loro stessi.

Noi chiediamo che si smetta di bastonare il futuro che chiede diritti, che la polizia abbia i numeri identificativi, e che la Ministra si assuma la responsabilità, dimettendosi, sia degli studenti feriti che dei lacrimogeni sparati, pare, direttamente dal Ministero di Grazia e Giustizia.

 

Anna Belligero Eleonora Forenza Simone Oggionni