valorizzare il saper fare


“Valorizzare il saper fare”

Area politico-culturale del PRC

 

L’area culturale del Partito della Rifondazione Comunista “Valorizzare il saper fare” si è costituita all’indomani del V Congresso allo scopo di contrastare la formazione di componenti cristallizzate (correnti) all’interno del Partito e la conseguente degenerazione dovuta all’espropriazione delle funzioni decisionali degli iscritti ad opera di gruppi ristretti di potere.

L’iniziativa dei compagni che si sono riconosciuti in questo impegno, volto a rilanciare l’organizzazione democratica di tutte le istanze del Partito per la riaffermazione del suo carattere di massa e della sua modernità nel processo di rifondazione della teoria e della pratica dei comunisti nella fase della globalizzazione capitalistica, intende oggi misurarsi anche sul terreno della definizione di un progetto programmatico di medio-lungo periodo che sia il frutto della elaborazione autonoma di una proposta politica di alternativa di società. L’area, costituita ai sensi degli artt.li 4, comma 4 e 9 comma 1 del vigente Statuto, persegue unicamente la finalità della ricerca teorico-culturale quale contributo alla elaborazione e all’agire del Partito e fa parte della maggioranza congressuale, avendo i suoi aderenti sostenuto e votato all’VIII Congresso il documento “Unire la sinistra di alternativa, uscire dal capitalismo in crisi”. Di seguito pubblichiamo il “manifesto di intenti” dell’area “Valorizzare il saper fare”.

 

“Valorizzare il saper fare: scopi ed obiettivi di un impegno politico”.

 

L’esigenza di una alternativa di società, il socialismo, di un governo nazionale delle risorse produttive e di una estensione della democrazia in tutti i settori del vivere sociale, è quanto mai attuale. Essa sorge nel mondo contemporaneo non come astratta aspirazione ideologica dei comunisti, ma come esigenza di soluzione delle contraddizioni, per molti aspetti inedite, che il capitalismo e la globalizzazione hanno prodotto e sono strutturalmente incapaci di risolvere: anzi, nel loro rapido sviluppo spontaneo, esse tendono ad aggravarsi, portando con sé un peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari, costrette ad un arretramento, anche culturale, che cancella tutte le conquiste fino ad ora acquisite.

Dunque Il tema del soggetto della trasformazione socialista della società non è più rinviabile. Perciò poniamo al centro della nostra iniziativa, come area politico – culturale di Rifondazione Comunista, la prosecuzione del processo di rifondazione di un moderno partito comunista di massa, cioè di un soggetto politico che organizzi le classi subalterne sia intorno ad un programma generale di trasformazione socialista della società, sia intorno ad una proposta politico-sociale di medio periodo incentrata sulla ricomposizione del blocco sociale di riferimento e sulla crescita della partecipazione democratica.

Di massa perché coltiva l’ambizione di rifondare un pensiero ed una pratica comunista incentrata sulla critica teorico-politica dell’esistente, riconquistando la dimensione di una politica non separata dai contenuti, dai soggetti e dalla partecipazione democratica non delegata e perché, nel proprio agire, assegna un ruolo decisivo alle relazioni con l’insieme della società per contribuire a far vivere la cultura anticapitalistica e per aggregare a sinistra un blocco sociale alternativo.

Moderno, perché la costruzione di un partito comunista di massa deve fare i conti con le profonde modifiche che sono intervenute nel capitale, nel mondo del lavoro e nella società, con la frammentazione delle classi e con l’indebolimento della stessa struttura democratica. Vogliamo contrastare l’idea e la pratica del “partito leggero”, del “partito di opinione”, cioè del partito, magari anche numericamente consistente, ma nel quale gli iscritti e i militanti perdono progressivamente peso, del partito che, privo di una identità politico-culturale forte, aggrega solo su programmi specifici, che lavora soprattutto sulla rappresentanza istituzionale e come collettore elettorale, che utilizza le competenze così come vengono offerte dal mercato intellettuale. Al tempo stesso intendiamo operare per l’unità interna del partito, intesa come sintesi delle diverse posizioni, che devono potersi esprimere liberamente in un dibattito franco e trasparente, consapevoli che il pluralismo culturale e politico presente in Rifondazione Comunista rappresenta un valore aggiunto che non deve essere mortificato o disperso. Valorizzare l’apporto e il contributo alla riflessione strategica e alla linea politica delle aree politico – culturali costituisce il miglior modo, da un lato, per garantire un pluralismo sano, che dal libero confronto trae impulso per l’arricchimento della linea politica, dall’altro, per sconfiggere la formazione di componenti cristallizzate, ossia di centri di potere e luoghi di selezione fideistica dei gruppi dirigenti, espressione di posizioni politiche blindate e pregiudiziali.

Obiettivo del nostro agire è il rafforzamento di un partito, organizzazione collettiva dei soggetti subalterni, che superi la tendenza alla discussione politica generica, valorizzando competenze e capacità concrete di fare. La valorizzazione del saper fare, delle intellettualità diffuse nei diversi campi del sapere, delle conoscenze e delle capacità concrete delle/gli iscritte/i è un punto decisivo per una riforma della militanza politica e delle modalità di selezione dei gruppi dirigenti. Il rispetto delle attitudini e dei tempi della militanza consente di superare modalità di lavoro spesso inconcludenti, perché tutte rivolte al dibattito astratto dove alle parole non corrisponde spesso un agire consapevole nella realtà circostante. La valorizzazione delle capacità concrete di agire nella realtà deve orientare le scelte nella costruzione della funzione dirigente.

Un partito che abbia profondi legami con le classi subalterne e conduca la propria iniziativa politica nelle organizzazioni sindacali e sociali di massa. Un soggetto politico con una presenza organizzata e capillare nei luoghi di lavoro e di studio, nei centri di ricerca e di cultura, nelle organizzazioni di massa, con circoli radicati nei territori, capace di stabilire un rapporto permanente con le/gli iscritte/i.

Lavoriamo per recuperare all’interno del partito il senso dell’organizzazione, che rivaluti in modo consistente la partecipazione ed il protagonismo degli iscritti, nel rispetto di regole condivise, unico vero antidoto alla formazione di centri di potere legati ad interessi personali o di gruppo e all’affermarsi di una concezione oligarchica dell’essere e dell’agire dei gruppi dirigenti.

Un partito che sappia riattivare la vita democratica interna, venuta sempre più a mancare negli ultimi anni a partire dal V° Congresso, ripristinando la partecipazione ed il ruolo decisionale delle/gli iscritte/i nelle scelte e contrastando le tendenze negative alla personalizzazione e alla costruzione di oligarchie che concepiscono gli iscritti come semplice massa di manovra su cui esercitare la direzione politica.

La definizione di una piattaforma politico-programmatica del Partito per il medio periodo costituisce un’esigenza ormai insopprimibile. Essa deve rappresentare un pezzo importante della costruzione dell’identità culturale del partito e del suo progetto strategico. La mancanza di una identità forte e di una autonomia politico-culturale sono oggi all’origine dello smarrimento di molte/i compagne/i. Occorre lavorare con tutte le nostre forze per contribuire alla elaborazione di un progetto identitario di medio periodo che consenta alle/ai militanti di mettere a frutto la loro connessione profonda con il percorso della Rifondazione Comunista.

Per la costruzione dell’alternativa di società, siamo consapevoli che occorre dare corpo ad un terreno unitario a sinistra, riaggregando la sinistra anticapitalistica e antiliberista organizzata e non, a partire dalla Federazione della Sinistra, che rappresenta una tappa importante in quella direzione. Al tempo stesso occorre tenere aperto il confronto con la sinistra riformista, senza condizionarlo all’obiettivo di una ricerca immediata di alleanze che sfoci in formule di governo. Infatti la rivendicazione dell’autonomia culturale e politica del partito non è in contraddizione con la sua vocazione unitaria. Per questo è importante lavorare a livello internazionale per una rinnovata unità di azione dei partiti comunisti e di sinistra anticapitalisti e antiliberisti per costruire, insieme ai movimenti, le premesse per la realizzazione di un “altro mondo possibile”.