CPN – Claudio Grassi

March 11, 2013 by  
Filed under in primo piano, politica

Intervento di Claudio Grassi al Comitato Politico Nazionale di Rifondazione

 

Sul dato elettorale, per questioni di tempo, non mi dilungo. Il dato più clamoroso è la vittoria del Movimento Cinque Stelle. Non perde neppure Berlusconi, per molti versi sorprendentemente, mentre perde il Pd e anche la coalizione centrista di Monti. Siccome perde chi avrebbe dovuto vincere (un’alleanza praticamente già pronta tra Bersani e Monti) la mia previsione è che ora ci sarà una grande instabilità, nel Parlamento e anche nel Paese.

Perde anche Sinistra Ecologia Libertà. la scelta di Nichi Vendola di tornare in Puglia è la cifra di questo insuccesso. Sel infatti non riesce a raccogliere voti dal nostro insuccesso, ma nemmeno dal calo del Pd e dal richiamo del voto utile ad una sinistra di governo. Tuttavia Sel elegge 44 parlamentari, grazie anche ad una legge elettorale ignobile: e questo dato non va né rimosso né sottovalutato. Sel non ha un buon risultato tuttavia non perde come noi, perché da sola conquista un milione di voti, mentre i nostri quattro partiti uniti e insieme a quel pezzo di società civile che ha scelto di impegnarsi con Rivoluzione civile raccolgono 780mila voti.

 

In quella parte di sinistra si aprirà ora un dibattito, come si vede dalle considerazioni che svolge per esempio Fulvia Bandoli, che noi non solo dobbiamo seguire, ma abbiamo il dovere di cercare di influenzare.

Non ho il tempo, ma non sottovaluterei neppure cosa potrà succedere all’interno del Pd sull’onda di un declino della gestione Bersani e di una vittoria di Renzi e, quindi, di un possibile scontro di questi con il gruppo che ha sin qui sostenuto Bersani.

Ad ogni modo è il momento di parlare di noi. Nelle conclusioni dello scorso comitato politico nazionale ricordo che Paolo Ferrero disse: “ci vedremo dopo le elezioni. Se supereremo lo sbarramento discuteremo con calma cosa fare per consolidare e rafforzare il partito e la coalizione. Viceversa, se non supereremo lo sbarramento, ci saranno immediatamente all’ordine del giorno le dimissioni del gruppo dirigente e la convocazione del congresso straordinario”.

Io che ho condiviso quella affermazione la penso ancora così. Perché? Perché è evidente che in questo dato, in questo 2 per cento, misuriamo tutta la sconfitta di una scommessa che questo gruppo dirigente e questa maggioranza avevano avviato cinque anni fa a Chianciano. Ma davvero vogliamo occultare gli insuccessi intermedi ottenuti alle tornate elettorali tra Chianciano ed oggi? Il voto delle Europee, gli insuccessi della Fds (che è stata sciolta senza neppure un atto formale di scioglimento), il voto delle regionali, gli iscritti al partito che calano. Tutti questi insuccessi li abbiamo compressi con l’obiettivo delle elezioni politiche.

Ma fallito, ora, anche questo obiettivo non vedo cosa debba succedere ancora per prendere atto che dobbiamo cambiare il gruppo dirigente e ridefinire una nostra proposta politica.

Vedo invece che la reazione è un indietreggiamento, il rinchiudersi in una difesa rassicurante di quello che è rimasto. Ma questo è il modo migliore per fare morire quello che è rimasto poiché non gli diamo subito una prospettiva chiara!

Anzi, gli diciamo, ci diciamo: sai cosa c’è? Avviamo un percorso che dura un anno in cui il gruppo dirigente che si è dimesso rimane al suo posto e intanto facciamo riunioni di circolo, di federazione, regionali, poi alcuni seminari e poi un congresso. Inoltre aggiungiamo organismi nuovi ai tanti che abbiamo già, incarichiamo una commissione politica per nove mesi e i segretari regionali e federali come struttura a parte, aggiuntiva. Ma vi rendete conto?

E magari questa proposta iperburocratica e macchinosa la sostiene chi guarda con interesse alle innovazioni introdotte nel fare politica dal Movimento Cinque Stelle!

Un partito che è riuscito a portare 300mila voti alla lista Rivoluzione civile (i dati sono dell’Istituto Cattaneo) decide di congelare per 9 mesi le proprie decisioni? E mentre noi facciamo questo ad aprile Alba si riunisce, a maggio lo farà la Fiom, con un’assemblea nazionale aperta a tutta la sinistra e poi avremo la campagna elettorale per le amministrative e non è neppure escluso che ci siano nuove elezioni! Io penso che questa strada accentuerà le nostre difficoltà.

Purtroppo però questa nostra obiezione anziché essere contestata nel merito viene contestata con due spauracchi. Il congresso – si dice – non serve e non si deve fare perché è una conta, una lotta fratricida, una resa dei conti! Una conta di cosa? Il congresso in un partito politico è la forma massima di democrazia e di partecipazione! Per quanto mi riguarda mi sono distinto in tre congressi di Rifondazione. Nel 2002 a Rimini con quattro emendamenti (tra cui uno che contestava che l’imperialismo non ci fosse più), nel 2005 a Venezia dissentendo sulla partecipazione al governo Prodi, nel 2008 a Chianciano contro il superamento del Prc. Io sono contento di averlo fatto! Voglio avere la possibilità di farlo ancora in futuro se sarà necessario senza essere criminalizzato!

E voglio che sia consentito ad altri di farlo senza che si sentano messi sul banco degli imputati! E voglio anche dire – siccome qui, agitando il secondo spauracchio, si parla delle aree come se chi le ha fatte lo avesse fatto per una questione di posti – che gli emendamenti del 2002 li pagammo con il dimezzamento della nostra presenza in segreteria e il documento del 2005 (e penso di poter dire che avevamo ragione!) lo pagammo ottenendo 4 parlamentari su 68 pur costituendo il 30% del partito!

Sapete cosa c’è? Le aree si superano non perché si chiudono d’ufficio, quello è il modo migliore per compattarle e farle crescere, ma solo se chi ha in mano il partito crea una situazione di reale condivisione delle scelte politiche e della gestione. Se dopo cinque anni di appelli al superamento delle aree ciò non è avvenuto, non serve metterle sul patibolo. Forse chi ha lanciato quella proposta dovrebbe domandarsi se i suoi comportamenti sono stati coerenti con le cose dette oppure no!

Che fare, allora?

Vista la gravità della situazione dobbiamo dare un segnale di svolta e di cambiamento. Questo segnale deve andare in due direzioni. Da una parte occorre un ricambio immediato dei gruppi dirigenti. Non esiste nessun partito politico che dopo un numero così significativo di insuccessi non abbia dato vita ad un ricambio. Dall’altra parte dobbiamo metterci a disposizione subito, aprendo un dialogo con tutti i soggetti politici e sociali, sindacali, di movimento che stanno a sinistra del Pd, per iniziare il percorso che porti alla costruzione della sinistra alternativa, all’interno della quale fare vivere e crescere il patrimonio ideale, politico e umano di Rifondazione comunista e dei comunisti.

Dobbiamo affrontare di petto questo problema, subito. Ci sono le condizioni per farlo unitariamente, altro che congresso di conta! Penso che lo dobbiamo fare proprio per dare un segnale netto, di fiducia e di prospettiva, alle compagne e ai compagni che con grande generosità sono rimasti al nostro fianco in tutti questi anni.

 

Questa è la breve dichiarazione di voto che ho fatto prima della votazione dei documenti.

Alla fine di questo Cpn si voterà un documento dove si propone che la segreteria resti in carica fino al congresso. Volevo dire prima del voto che – qualsiasi sia l’esito del voto stesso – non ritengo sia giusto che io continui a farne parte. I compagni e le compagne della segreteria sanno che già prima del congresso di Napoli avevo chiesto di non essere riproposto, ma mi venne chiesto di rimanere almeno fino alle elezioni. Accettai, anche se non ero convinto. Faccio parte della Segreteria nazionale di Rifondazione ( a parte un breve periodo dal 2006 al 2008), dal 1995. Già il periodo è stato lunghissimo e se a ciò  si aggiunge questo disastroso risultato elettorale, penso che le dimissioni immediate siano dovute. Questo non mi impedirà assolutamente di continuare a dare, come ho sempre fatto (bene o male non sta me giudicare, di sicuro con tanta passione), il mio impegno totale per Rifondazione e per la costruzione – anche nel nostro Paese come in tutta Europa –  della sinistra alternativa.

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