accoglienza a rischio per i profughi del Nord Africa

April 10, 2012 by  
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dal Corriere Mercantile del 7 aprile 2012

Futuro dei profughi incerto. Associazioni sul piede di guerra.

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da La Repubblica del 7 aprile 2012

di Nadia Ciampini

LE ASSOCIAZIONI e gli enti del terzo settore che da sei mesi ospitanogli immigra­ti nordafricani arrivati in massa inLiguria lo scorso autunno sono pronti a scendere in piazza. I pa­gamenti  per coprire le spese so­no in ritardo, solo in questi gior­ni sono stati saldati i conti di no­vembre  e allo stato  attuale  i fi­nanziamenti disponibili  arriva­no a coprire dicembre  del 2011, per il 2012 nonostante gli impe­gni del governo finora i fondi non sono stati sbloccati. E a peggiora­re la situazione entro il 15 aprile si vedranno scadere il permesso di soggiorno temporaneo 38 tuni­sini ospitati tra Genova e Savona, con la conseguenza che diventeranno   automaticamente  clan­destini e dovranno abbandonare le strutture che li ospitano.
<<lnspiegabilmente denun­ciano Alessandro Frega e Walter Massa, del Forum del Terzo set­tore senza alcun preavviso, nel tardo pomeriggio  del 5 aprile, è stato comunicato dal governo al­le organizzazioni di Terzo Setto­re della nostra Regione che, con effetto immediato, alla scadenza dei permessi di soggiorno rila­sciati per motivi umanitari gli ospiti dovranno fuoriuscire  dal piano di accoglienza>>.
A questo punto non è chiaro se il provvedimento riguarda solo i 38 con permesso di soggiorno temporaneo oppure anche i 530 libici in attesa dello svolgimento delle pratiche per il diritto di asi­lo, divisi fra le quattro province liguri. <<Senza certezze -ricordano i responsabili del Forum­- con grande spirito di collaborazione abbiamo in questi mesi so­stenuto l’operato della Regione Liguria ed in particolare dell’as­sessore Rambaudi. Abbiamo la­vorato per poter costruire una parvenza  di futuro  per  queste persone  giunte con la speranza di poter provare a ricostruire  la propria vita e, in prospettiva, quella dei propri cari>>.
Tutti pensavano di poter con­tare sul termine del 31 dicembre 2012 per completare il processo, ma adesso non c’è più certezza su queste date. E a farne le spese saranno in primo luogo gli immi­grati nordafricani con immedia­ti contraccolpi anche sulle organizzazioni che li hanno accolti e li ospitano. «Lo scaricabarile del governo ci ha portato sino a que­sta grottesca  situazione  – de­nuncia ora Frega-da una parte si celebra pomposamente il vo­lontariato e l’impegno civico dei cittadini, dall’altro i nostri volontari, i nostri soci, le nostre orga­nizzazioni  vengono  letteral­mente prese a pesci in faccia sen­za alcun ritegno. Fino ad oggi il Governo non aveva dato rispo­ste, oggi, come se niente  fosse, comunica la fine dell’accoglien­za con un laconico comunicato>>. Il Forum  chiede  quindi  la ri­presa immediata del confronto tra governo e Regioni e annuncia che da oggi come Forum del Ter­zo Settore ligure, insieme a tutti gli  enti   impegnati  nell’acco­glienza dei profughi, si mobilite­ranno  con iniziative di protesta in tutta la regione.

l’Italia sono anch’io

February 27, 2012 by  
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1 marzo sciopero migranti

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Razzismo istituzionale e precarietà sono i temi con i quali, la rete 1 marzo intende coinvolgere giornalisti, istituzioni, società civile, in attesa delle manifestazioni che per giovedì 1 marzo 2012 si terranno in molte piazze italiane. La rete nasce da una intuizione felice che portò nel 2010 al primo tentativo di organizzare uno sciopero che non doveva essere dei lavoratori migranti ma per i diritti dei lavoratori migranti. Incrociarono le braccia in migliaia, in un centinaio di città ci furono iniziative, presidi, manifestazioni che coinvolsero complessivamente almeno 400 mila persone e che furono elemento utile a ricostruire relazione con una società italiana perennemente bombardata dalla retorica razzista.

Anche quest’anno sarà una giornata di lotta cercando modalità diverse di mobilitazione, in grado di parlare e di confrontarsi con il mondo del lavoro italiano nel tempo della crisi. Precarietà e razzismo come due facce della stessa medaglia, secondo gli attivisti della rete. La legislazione italiana sull’immigrazione è fondamentalmente connessa alle condizioni di lavoro, uno dei temi fondamentali della piattaforma che unisce i tanti soggetti che fanno parte della “rete Primo Marzo” è l’abrogazione del “contratto di soggiorno” lo strumento che lega indissolubilmente la vita di un lavoratore o di una lavoratrice migrante al suo datore di lavoro, ai suoi voleri, alle sue necessità. Un meccanismo che produce clandestinità e precarietà. L’essere perennemente a rischio di divenire irregolari e quindi espellibili, il meccanismo infernale per cui esser fuori dal ciclo produttivo caccia via anche dal ciclo già di per se limitato dei diritti esigibili e porta all’espulsione dal paese in assenza di contratto regolare. Per questo la Primo Marzo opera con l’intenzione di ricostruire un movimento vasto che porti a cambiare questo stato di cose, in primis la Bossi Fini con tutti gli ammennicoli dei decreti sicurezza. La piattaforma è vasta passa dalla richiesta di chiusura dei Cie alla riforma del diritto di cittadinanza soprattutto per i nati e cresciuti in Italia, dall’abrogazione del “permesso a punti” e per realizzare un processo di regolarizzazione a regime che non escluda e non si areni in pastoie burocratiche. Il 18 febbraio questi temi saranno al centro di una giornata di discussione, alla mattina nella sede dell’Ordine dei giornalisti di Bologna (il tema centrale saranno i Cie) nel pomeriggio presso la “Sala Silentium, con un dibattito dal titolo “Razzismo istituzionale, come e dove in Italia e in Europa. Altre iniziative si terranno in varie città nei prossimi giorni. Ovviamente il Prc, aderisce ed è parte attiva della rete Primo Marzo.